mercoledì 19 gennaio 2011

L'idioletto VS la rivoluzione


Ogni tanto, solo se giustamente stimolata, mi metto a fare disquisizioni filosofiche talmente astruse e del tutto improvvisate, che quando escono fuori, mi stupisco sempre con quali occhi guardo il mondo. Si parlava di politica, e come puoi esimerti di questi tempi, o meglio, si parlava della buona politica che non abbiamo da tempo in Italia, e ragionando, è saltato fuori un pensiero tanto semplice quanto folgorante. Si teme la rivoluzione delle masse, l’eroe-operaio a fine mese non riesce a dar da mangiare alla famiglia, gli studenti-precari ormai non riescono più neanche a immaginarsi un futuro migliore (la tv ha cesellato anche il modo in cui è giusto illuderci), le nonne portano a spasso i nipotini tra cumuli di monnezza e fetore…insomma, prima o poi, la rivoluzione s’ha da fare! Eppure, io credo che sarà difficile che questo avvenga, perché non parliamo più lo stesso linguaggio; non sappiamo comunicare tra noi, gli uguali bisogni che abbiamo. Se l’impiegato della FIAT vota contro l’operaio, se riusciamo a vedere i tg che ci propinano le stesse immagini della porno-politica senza indignarci, se accettiamo di lavorare molte ore e di essere pagati una miseria, allora vuol dire che non parliamo più la stessa lingua; non capiamo il fratello di fronte, non abbiamo più un codice comune attraverso il quale sforzarsi di capirci! Sarà l’effetto dell’anti-globalizzazione: non più prodotti uguali per tutti, ma tanti prodotti quanti sono gli acquirenti! La personalizzazione sfrenata, l’abusivismo dell’egocentrismo, e mentre ci preoccupiamo di scegliere il colore particolare, o la maglietta stampata su misura, cominciamo, senza accorgercene, a parlare una lingua personale, un idioletto  individuale, e perdiamo l’abitudine a cercare di comunicare davvero. Ergo, solo se riusciamo a imparare a parlare di nuovo lo stesso linguaggio, avremo una possibilità di capirci, e sicuramente, perlomeno una possibilità in più!


Nessun commento:

Posta un commento