Oggi ho letto un post su fb, ormai sempre più fonte di ispirazione, sulla questione delle maschere sociali che indossiamo secondo le occasioni. Da brava lettrice di Pirandello (ho fatto davvero il tour di un anno di novelle e non solo) non ho trovato la cosa particolarmente stra-ordinaria o particolarmente nuova, ma mi sono fermata a riflettere su quando vestiamo panni che ci stanno stretti o larghi in relazioni più intime. È naturale che, in base ai mille contesti diversi in cui ci troviamo, noi ci adattiamo alla forma o alle aspettative di turno; siamo quello che dovremmo essere o che sembriamo essere se reputiamo sia utile e conveniente farlo. Ciò che però non riesco a capire è come si fa a non essere se stessi nei rapporti più stretti, con gli amici o con i partner. Oddio, se ragioniamo su un continuum, ci sono diversi livelli di amici, e anche di partner (considerando la frequentazione), però è vero che nel post ispiratore si faceva riferimento al pericolo di non riconoscere le tappe, e quindi il momento in cui dobbiamo smettere i panni degli altri e finalmente rivestirci dei nostri, col rischio di non avere una personale identità, ma una, nessuna e centomila! La scarsa fiducia che riusciamo ad avere in noi stessi e che quindi non trasferiamo agli altri, non ci consente di svelarci per quello che siamo; buoni o cattivi, ma noi stessi, nudi e crudi, e magari indigesti, ma almeno veri fino in fondo e sicuramente degni delle migliori amicizie e delle più romantiche love story.
Visualizzazione post con etichetta contadino cinese; fortuna; sfortuna; misura; nunzia cassese;. Mostra tutti i post
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lunedì 10 gennaio 2011
mercoledì 5 gennaio 2011
C'era una volta un contadino cinese...
C'era una volta un contadino cinese...la conoscete questa parabola? Riassumendo il suo pensiero era che qualsiasi evento accadesse, sia cattivo che buono, lui non si scomponeva, non si disperava nè gioiva a secondo dei casi, semplicemente aspettava che il tempo facesse il suo corso, e in base a come l'evento si sarebbe evoluto, avrebbe giudicato l'accadimento negativo o positivo. Quante volte ci è capitato di essere arrabbiati perchè abbiamo avuto la sfortuna di perdere il treno e nell'attesa abbiamo fatto un bell'incontro?? A me questa fortuna non è ancora capitata (sebbene ancora ci spero), però magari quell'incontro si sarebbe rivelato il peggiore della mia vita...e chi può saperlo? Beh, la mia idea è quella che dovremmo riuscire a misurare le cose, saper riconoscere e vivere fino in fondo tutti i momenti belli, investendo il nostro tempo con parsimonia, senza avere fretta di arrivare e consumare la bellezza nascostavi, lasciar decantare la nostra gioia, senza per forza vivisezionarla, perchè poi, si rischia che la sfortuna ce la tiriamo addosso!
il link della parabola: http://www.reghellin.it/tesoro/contadino_cinese.htm
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