Finisce un anno, ne arriva un altro. Come a dire “morto un papa se ne fa un altro”, e menomale!! La fine dell’anno è un momento di sintesi per tutti; chi più, chi meno, tira le somme di tanti giorni passati a volte lentamente a volte velocemente. Per quanto mi riguarda è stato un anno pieno di alti e bassi: felicità estrema intervallata a tristezza cupissima; sbalzi del cuore e pugni allo stomaco; preoccupazioni per il futuro miste a illusioni e speranze di realizzazione. Non mi sono fatta mancare niente!! Come diceva un mio carissimo amico, gli anni pari mi stanno sulle palle, e visto, che tutto sommato, non mi lamento dell’appena trascorso, le mie speranze si rinnovano per l’anno dispari; le mie paure ed ansie di cancellano e il mio entusiasmo l’investo tutto in una nuova avventura che sta per cominciare e che promette bene!! Detto questo, poichè sono e resto una nostalgica delle cose andate, di seguito una frase di Baricco in cui mi sono imbattuta: vedi come ogni volta, sempre il passato resiste al futuro, conia incredibili compromessi senza il minimo senso del ridicolo, si mortifica perdutamente pur di continuare a possedere il presente, anche a tempo scaduto. Ostinato e ottuso. Lascio voi e questo 2010 rubando una frase di un’amica che ha lasciato un bel post di auguri su fb e che non solo condivido molto, ma non saprei usare parole migliori: “ricordate che siete voi gli artefici della vostra felicità, sempre, e se avete la sensazione che non arrivi nella vostra vita è perchè inconsapevolmente le avete chiuso la porta. entrate in armonia con l'universo e sperimenterete su voi stessi la sua generosità.” (cit. lux). IN BOCCA AL LUPO A TUTTI!!!
giovedì 30 dicembre 2010
sabato 18 dicembre 2010
Il senso di Edipo
Il complesso di Edipo è sempre stato un tabù. Pensare che il bambino vuole fare sesso con la mamma è una follia d’altri tempi. Ma che schifezza è questa?!? Eppure, seppure in modo meno sessuale, in realtà il retaggio di attaccamento alla nostra genitrice ci condiziona nelle nostre relazioni. Forse mi sono risposta ad un post precedente, sulla difficoltà di legarsi agli altri. Non gioca solo un ruolo fondamentale il senso di libertà, ma anche il senso di colpa che ci assale nel momento in cui cominciamo a fare i primi passi lontano dalla gonna della mamma. Questo sarà una parentesi impopolare del mio blog, ma vi invito a riflettere. E se poniamo maggiore attenzione, il complesso si estende a tutte le nostre attività, dallo studio alle scelte professionali; dalla voglia di emigrare a braccetto con la tendenza a tornare al porto materno. Se non riusciamo a risolvere la nostra relazione con la mamma, non ci emanciperemo mai veramente e non cominceremo ad essere mai davvero noi stessi. Riflettiamo bamboccioni, riflettiamo!
domenica 12 dicembre 2010
La libertà e la gabbia di matti
Cosa significa libertà? Se lo chiedi in giro, tutti ti risponderanno "fare quello che mi pare senza rendere conto a nessuno!". Sarà veramente così? Secondo i più illustri sociologi la libertà è un'utopia, è una forma mentis perchè nella vita reale non esiste. Si ragiona sul fatto che la mia libertà ha dei confini, confini delimitati dalla libertà altrui, quindi contro il principio "senza rendere conto a nessuno!". Secondo tale visione, la libertà è una costruzione mentale ed ha la sua porzione di vero. Si è liberi solo nella testa! Ma non credo sia condiviso dai più. Tante persone sono talmente legati a questa idea che vogliono trasferire a tutti i costi il sense of freedom anche nelle relazioni personali, col rischio di non riuscire a legarsi alle persone che si vogliono bene. Ma non dovrebbe essere una cosa naturale? Perchè l'investimento nelle persone dovrebbe essere motivo di mancanza di libertà? Se riuscissimo ad essere davvero liberi nella nostra testa, nessuna relazione diverrebbe una gabbia per uccelli!!
sabato 13 novembre 2010
Italiani in fuga
Sul numero di questa settimana del magazine "il Venerdì de La Repubblica" c'è un micro articolo dal titolo: Cervelli in fuga?E' una legge della Fisica..ormai, e purtroppo siamo abituati all'emigrazione di menti eccelse all'estero, col rischio che in Italia ne restano sempre meno!Non posto un articolo sul luogo comune dei tagli e dello scarsissimo investimento nella cultura da parte di chi è stato eletto...rifletto su una prospettiva comune: chiunque, per motivi di lavoro o per motivi di studio, si trasferisce per un pò in qualsiasi altro paese europeo (e non solo)ha poi difficoltà a rientrare nel Bel Paese, che ormai è continuamente dall'estetista! Come se all'improvviso ci rendessimo conto che esiste l'illuminismo e l'oscurantismo dell'Italia è una morsa troppo stretta per poi rischiare di ritornare.
per chi fosse interessato seguite il link http://www.italiansinfuga.com/
per chi fosse interessato seguite il link http://www.italiansinfuga.com/
mercoledì 10 novembre 2010
Diari persi...del liceo
oggi, facendo pulizia tra le mie cose, mi sono imbattuta nei miei zibaldoni, nei miei diari del liceo, con frasi e citazioni dei grandi pensatori, e in un taccuino nel quale annotavo le poesie che mi piacevano. Ne ho trovata una che avevo sentito in un film, una bella poesia, triste e riflessiva, come ogni poesia che si rispetta!
L'arte di perdere
L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno. Accetta il turbamento delle chiavi perdute,
dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi e nomi e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l'orologio di mia madre. E guarda!
l'ultima o la penultima delle mie tre amate case.
l'arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi sono mancati, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova.
E' evidente, l'arte di perdere non è troppo difficile da imparare,
benchè possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.
Elisabeth Bishop
L'arte di perdere
L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno. Accetta il turbamento delle chiavi perdute,
dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi e nomi e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l'orologio di mia madre. E guarda!
l'ultima o la penultima delle mie tre amate case.
l'arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi sono mancati, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova.
E' evidente, l'arte di perdere non è troppo difficile da imparare,
benchè possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.
Elisabeth Bishop
lunedì 8 novembre 2010
Time Limit
E' un'espressione comune, che getta sconforto quando la sentiamo dire: sei fuori tempo massimo! Come se tutti i nostri sforzi o le nostre speranze, di colpo, non avrebbero più motivo di esistere. L'abbiamo sentita a lavoro, in amore, al cinema, all'iscrizione al bando, alla chiusura di uno sportello...dappertutto e con la stessa arroganza disarmante. Quante volte le incomprensioni non si risolvono per una distonia "tempistica"; o non riusciamo a impegnarci in una cosa solo perchè pensiamo che siamo fuori concorso...ebbene, la risposta mi venne da un film sconosciuto, talmente sconosciuto che ancora adesso non ricordo il titolo, e scrissi la frase sul mio pacchettino di marlboro lights: Solo dopo la morte sei fuori tempo massimo!!..ce la possiamo fare, sempre!
sabato 6 novembre 2010
L'erba del vicino è meno verde
Secondo uno studio recente il piacere che noi traiamo da una cosa non dipende solo dal suo aspetto esteriore o dalle sue proprietà fisiche o chimiche, ma anche da fattori esterni, dal contesto, e dal significato che noi connotiamo. Noi crediamo di scegliere quello che ci piace, ma spesso accade il contrario, ossia ci facciamo piacere ciò che abbiamo scelto. Come a dire...la bellezza è negli occhi di chi guarda, l'uomo misura di tutte le cose. Ma quanto siamo consapevoli di questo? Quante volte ci piace un film, un libro, una persona perchè semplicemente crediamo sia speciale...sconfortante scoprire che gli psicologi ci dicono che in realtà siamo noi a dotare di meravigliosa bellezza..le cose su cui posiamo gli occhi!
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