lunedì 19 settembre 2011

Il ragionevole dubbio del punto interrogativo

“La parola ai giurati” è un film del 1957. Tutte le scene sono riprese all’interno della sala dove 12 uomini, 12 giurati appunto, devono decidere della vita e la morte di un giovane accusato di parricidio. Dal processo è emersa l’apparente e schiacciante colpevolezza dell’indiziato, ma il ragionevole dubbio di uno dei dodici porterà, a mano a mano,  a dubitare di tutte le prove dell’accusa.
L’alternanza di campi totali e primi piano esalta la necessità che la costruzione della verità, perché sia tale, debba essere costruita da più voci, e condivisa dalla maggior parte, all’unanimità. Mi viene in mente l’avvertimento decrescenziano per il quale è cosa buona dubitare degli uomini dal punto esclamativo, rigidi e convinti di essere unici depositari di valori giusti e onesti; e invece accogliere i paladini del punto interrogativo che sono democratici e disposti a comprendere le ragioni dell’altro. Ciascuno vive con le proprie idee e valori, integro con la propria morale e le proprie emozioni, ma quante volte tornare sui propri passi può sembrare un segno di debolezza, di incoerenza? Spesso si confonde l’orgoglio con la dignità, la negazione con il tentativo, senza accogliere il ragionevole dubbio che può farci cambiare idea, ed avvicinarci alla verità dei fatti. Ah che persone sagge i punti interrogativi!




1 commento:

  1. Pienamente d'accordo.
    E la cosa terribile credo sia proprio il nascondersi dietro l'idea del 'forte che non torna sui suoi passi'. Sostenere una tesi in maniera incondizionata, senza aver prima - almeno - ascoltato chi sta dall'altra parte.
    Una persona a me carissima, pochi giorni fa, mi diceva che segno di intelligenza è dubitare di se stessi.
    Tutto ciò, aggiungo io, senza sottovalutare quello che alla base non può mancare: una bella dose di umiltà.

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