giovedì 10 febbraio 2011

Era pure ora!!


Se non ora quando?
Ragionando sullo slogan della campagna che intende sintetizzare la ribellione da parte delle donne a condizioni repressive, svantaggiose, faticose, “Se non ora quando?” mi salta in mente: cazzo, era pure ora! Doveva pensarci l’unto dal Signore per farci svegliare da questo sogno (o incubo), affinché si tornasse a parlare di ciò che siamo e stiamo diventando. Indubbiamente, siamo testimoni di tante, e tante congiunture temporali a dir poco sfavorevoli: la generazione che sta peggio della generazione precedente; una classe dirigente politica che non fa neanche finta di interessarsi ai problemi del proprio elettorato (ah, si, perché grazie all’attuale legge elettorale, formalmente, non li eleggiamo personalmente noi, quindi non sappiamo neanche che faccia hanno i nostri delegati!); un team di imprenditori che ha sempre meno idee di business valide e si concentra su come rimanere sulla cresta dell’onda secondo le flessibili regole del moderno management (massimizzare gli sforzi: minimizzando il sudore/lavoro). La somma, che in questo caso purtroppo fa il totale, di tutto questo qual è? È che noi non sappiamo neanche a cosa pensare! Se non abbiamo obiettivi decisi, determinati di ciò che vogliamo essere nella nostra vita, di come vogliamo realizzarci, è perché, una volta terminati gli studi, non sappiamo dove sbattere la testa, come crescere e realizzarsi nel lavoro quotidiano che ci piace. Se i nostri referenti politici non li conosciamo, e quindi, non possiamo comunicare direttamente con loro che i nostri problemi sono “a, b, c…z,, e ancora a, b, c…z,, e ancora, a, b, c…z,, all’ennesima”, siamo costretti a sopportare un’agenda politica che non ci rappresenta, o che ci rappresenta in parte, eppure tanti di noi potremmo dire la nostra sulla soluzione dei problemi che conosciamo a fondo. Se il lavoro manca, e siamo costretti ad inventarci un’occupazione, va da sé che ci improvvisiamo tutti grandi imprenditori senza idee concrete, senza capacità manageriali, senza arte né parte! E il totale del calcolo è che ci dimentichiamo come stiamo vivendo, quali sono le nostre preoccupazioni reali, e prendiamo in prestito l’agenda degli altri, i nostri problemi sono quelli che ci dicono alla tv e non quello che abbiamo pensato noi spontaneamente. Se non ora quando? Azz, era pure ora che qualcuno ci dicesse che le donne stanno ancora più inguaiate; come se fosse per noi cosa naturale, di sopravvivenza quotidiana. Se qualcuno non ci dice che dobbiamo manifestare perché abbiamo il dovere morale di farlo, noi neanche ci pensavamo. E credo che comunque, nonostante l’unto dal Signore ci sia stato di grande aiuto per riflettere sulla nostra miserabile condizione, non tutte le donne hanno realmente capito la necessità vitale di alzare le braccia e manifestare a viso aperto. Stanno ancora pensando con la testa degli altri! Scetatevi da stu suonn!!


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